Riforma del fisco al via con il Governo Draghi: prime correzioni al Catasto, all’Iva e taglio Irpef .Il Governo ha approva la legge delega: ci serviranno ora 18 mesi per ridurre il cuneo fiscale, semplificare l’Ires, archiviare l’Irap e sostituire le addizionali con sovraimposte.  Prende forma così l’«operazione trasparenza» e una riforma, che dovrebbe condurre (a detta di pochi) al risultato  «nessuno pagherà di più e nessuno pagherà di meno». La riforma ha trovato il primo start, ma l’operazione è lunga, e prevede una conclusione nel 2026, e ci troviamo spettatori e Contribuenti allo stesso tempo. Ma analizziamo “in pillole” i pilastri di questa riforma.

Meno Irpef sui ceti medi e spinta all’occupazione – Duplice obiettivo per la riforma dell’Irpef: una riduzione generalizzata delle aliquote effettive, in particolare per incentivare l’occupazione giovanile e femminile, e una revisione per tagliare i salti delle aliquote marginali. Sotto esame finisce quindi prima di tutto l’aliquota del 38%, che chiede ai 7 milioni di italiani con redditi compresi fra 28mila e 55mila euro 11 punti in più rispetto al 27% che caratterizza lo scaglione precedente. Sempre in fatto di imposta sui redditi, la legge delega mette ufficialmente in agenda il riordino delle Tax Expenditures, che potrebbe rappresentare un passaggio cruciale per aumentare le risorse a disposizione dei tagli di aliquota. L’esame sugli sconti dovrà tener conto delle loro finalità e della loro «efficienza» sul funzionamento complessivo dell’imposta. Anche i regimi di tassazione del risparmio andranno armonizzati per combattere l’elusione.

Catasto trasparente ma senza cambi di tasse – La riforma del Catasto – quindi – c’è. E poggia sui due pilastri anticipati nelle scorse settimane da questo giornale: una lotta strutturale alle case «fantasma» e l’introduzione di nuovi «valori patrimoniali» e di «rendite attualizzate» per avere parametri il più possibile vicini ai «valori normali espressi dal mercato». Questi nuovi criteri, spiega il testo della delega, si aggiungeranno alle rendite attuali ma senza sostituirle, perché le informazioni prodotte dalla nuova mappatura non saranno «utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi la cui applicazione si fonda sulle risultanze catastali».

Razionalizzare il prelievo con meno aliquote Iva – La delega si pone l’obiettivo ambizioso di rimodulare, semplificare e soprattutto razionalizzare anche l’Imposta sul valore aggiunto, anche in armonizzazione con il sistema europeo. Secondo quanto prevede la delega approvata ieri, infatti, la razionalizzazione del prelievo su consumi e prestazioni di servizi dovrà portare a una revisione del numero delle aliquote Iva (oggi sono 4 di cui tre agevolate una ordinaria al 22%), in relazione anche alla distribuzione delle differenti basi imponibili tra queste, così da ridurre fenomeni di evasione o di elusione dell’imposta, ancora oggi considerata la più evasa dagli italiani. L’intervento sulle imposte indirette si amplierà anche alle accise e in particolare a quelle applicate alla produzione e sui consumi dei prodotti energetici e dell’energia elettrica, particolarmente soggette a rincari dei prezzi. Il sistema, promette il Governo, sarà revisionato, in coerenza con l’European Green Deal.

Irap da superare ma senza colpire la sanità – Tra le tante indicazioni contenute nel documento sulla riforma fiscale approvato dalle Camere e recepite nella delega c’è il superamento dell’Irap. Sul punto, però, la delega approvata ieri non dice altro, e non si spinge a sposare l’ipotesi di una fusione dell’Ires nell’Irap, discussa dalle commissioni Finanze di Camera e Senato. Questa idea ridurrebbe di tre miliardi il carico fiscale complessivo, con l’addio all’Irap oggi versata dai soggetti che non rientrano nel campo di applicazione dell’Ires. Per gli altri, il cambio sarebbe solo nominale e non modificherebbe il conto complessivo. I critici di questo progetto sottolineano però l’aumento dell’aliquota nominale dell’Ires necessario per inglobare l’Irap, che rischierebbe di avere un effetto negativo sul piano dell’immagine internazionale del fisco italiano. Una clausola di garanzia assicura il finanziamento alla sanità.

Ires semplificata e nuovi ammortamenti – L’obiettivo della semplificazione investe il riesame dell’Irap. Sul punto la legge delega chiede prima di tutto un alleggerimento degli adempimenti amministrativi a carico delle imprese, anche con un intervento per rafforzare il processo di avvicinamento dei valori civilistici e fiscali. Sotto esame finirà in particolare la disciplina sugli ammortamenti. Una serie di modifiche è prevista anche per le regole che guidano le «variazioni in aumento e in diminuzione» dell’utile o della perdita risultante dal conto economico quando si tratta di determinare il reddito imponibile. In questo caso l’obiettivo è di «adeguare la disciplina ai mutamenti intervenuti nel sistema economico» allineandola a quella in vigore nei principali Paesi europei, anche per aumentare la competitività del sistema sul piano internazionale. L’armonizzazione del fisco sulle imprese dovrebbe anche contrastare le azioni elusive

Addio alle addizionali, e Imu tutta ai Comuni – Il fisco riformato punta ad archiviare il sistema delle addizionali regionali e comunali all’Irpef. Al loro posto entrerebbero delle «sovraimposte»: in pratica, non un’aliquota in più, ma un tassello aggiuntivo rispetto all’Irpef nazionale. Il cambio non modificherebbe il gettito, ma non sarebbe solo nominalistico. Prima di tutto, eviterebbe il disallineamento attuale delle basi imponibili, con le deduzioni riconosciute solo a livello nazionale che quindi impongono due calcoli diversi per l’Irpef statale e locale (determinando a volte l’addizionale anche a carico di soggetti esenti dall’Irpef nazionale). Di conseguenza, sarebbe semplificata anche la gestione del sistema per i sostituti d’imposta. La riforma riattribuirebbe poi ai Comuni la quota statale dell’Imu, oggi versata dalle imprese; anche qui il riordino non cambierebbe il carico fiscale ma semplificherebbe il sistema.

Fusione nelle Entrate e superamento dell’aggio – Il capitolo sulla riscossione del Ddl di delega è attraversato da un filo rosso: rendere il sistema più efficiente. Un obiettivo che avrà una ricaduta pratica anche per il contribuente, con il superamento dell’attuale sistema dell’aggio della riscossione, applicato da Equitalia prima e dall’Agenzia adesso. Anche perché sul punto è arrivato anche un monito della Corte costituzionale (sentenza 120/2021). Un recupero di efficienza da operare favorendo l’uso delle più evolute tecnologie e delle forme di integrazione e interoperabilità dei sistemi e del patrimonio informativo funzionali alle attività della riscossione ed eliminando duplicazioni organizzative, logistiche e funzionali, con conseguente riduzione di costi. A tendere però il traguardo deve essere la fusione di agenzia delle Entrate-Riscossione nelle Entrate, in modo da superare l’attuale sistema duale tra soggetto deputato al recupero ed ente creditore.

Via i micro-tributi con compensazione di gettito – Nell’ambito della revisione del sistema fiscale tra i principi cardine alla base dell’attuazione della delega anche La razionalizzazione e la semplificazione del sistema tributario. Con l’obiettivo di preservarne la progressività. Tra gli ingredienti messi nero su bianco dalla riforma per alleggerire l’impianto esistente anche la riduzione degli adempimenti a carico dei contribuenti e l’eliminazione dei cosiddetti “micro-tributi” per i quali i costi di adempimento dei contribuenti risultino elevati a fronte di entrate trascurabili per lo Stato e trovando le opportune compensazioni di gettito nell’ambito dell’attuazione della delega stessa. La riforma – dunque – punta a cancellare un lungo elenco di microtasse esistenti nel nostro sistema tributario , da quella sulla laurea fino ai canoni sull’acqua.

Nuovi codici per ritrovare la certezza del diritto – Restituire la certezza del diritto a un ordinamento fatto di regole, leggi e codicilli sparsi in oltre 800 leggi differenti. Come spiega il Governo la delega fiscale dovrà procedere anche a una codificazione della normativa fiscale non solo per semplificare e razionalizzare il quadro normativo, ma anche per garantire certezza nell’applicazione delle norme e coerenza dell’impianto impositivo, nonché per assicurare che il sistema tributario sia percepito come equo, affidabile e trasparente. Obiettivi che se centrati garantiranno anche la riduzione del contenzioso fiscale. Una volta approvati i decreti delegati il Governo dovrà, tra l’altro, riorganizzare le norme per settori omogenei, semplificarne il linguaggio e la comprensione, coordinare le disposizioni legislative in vigore, anche di recepimento e attuazione delle regole Ue, nonché assicurare l’unicità e la semplicità della disciplina relativa a ogni singolo settore.

Tax expenditures e Iva per finanziare la riforma – Per ora i fondi a disposizione della riforma sono pochi: due miliardi nel 2022 e uno nel 2023. Il conto potrebbe però presto salire con gli spazi di bilancio aggiuntivi determinati dalla crescita. E con due passaggi previsti dalla stessa legge delega. Che all’articolo 3 prevede il «riordino delle deduzioni dalla base imponibile e delle detrazioni dall’imposta lorda» sul reddito delle persone fisiche. E all’articolo 5 dispone la «razionalizzazione» dell’Iva con un possibile ridisegno dei panieri e una riduzione del numero di aliquote per aumentare l’efficienza dell’imposta e contrastare l’evasione. Da entrambe le misure potrebbero arrivare risorse aggiuntive da dedicare ai tagli fiscali, in base al meccanismo dei vasi comunicanti che nella delega permette di finanziare interventi con le risorse individuate dagli altri decreti legislativi.

Lo Studio Gazzani seguirà periodicamente le fasi di questa riforma, e sarà nostra cura informarVi

Grazie dell’attenzione. Cordialmente

Studio Gazzani

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