Gli Studi Legali e lo Studio Gazzani avvertono i clienti: questa volta potrebbe essere quella buona per la riforma della tassa di successione. Il governo studia tagli alle franchigie e aumenti di aliquote. La pianificazione è necessaria.

Ha toccato un nervo scoperto l’articolo di MF-Milano Finanza pubblicato lo scorso venerdì 19 febbraio, che riferiva di un tavolo di lavoro del governo sulla tassa di successione, questione di cui si discute da un paio d’anni, ma che ora sembra tornata a essere particolarmente calda. «Nostre fonti ci riferiscono che il governo sta lavorando a un incremento delle aliquote e a una riduzione delle attuali franchigie, tranne che per le successioni in linea retta (per esempio padre-figlio, ndr), per le quali potrebbero essere mantenute franchigie non superiori a 300-400 mila euro», riferisce MF-Milano Finanza, e lo conferma Massimo Gazzani dello Studio Gazzani – dottore commercialista a Verona-Milano-Roma, precisando che «sembra anche che questa possibile manovra non riguardi i titoli di Stato né le polizze vita». Anche altri Studi legali di riferimento segnalano movimenti su questo fronte, confermando la tesi che a Roma si stia lavorando sulla base di una proposta di legge che era stata presentata da un gruppo di deputati più di un anno fa, e che prevedeva un abbassamento delle soglie di franchigia, un incremento delle aliquote sino a 5 milioni di euro di valore dei beni ereditati e addirittura l’aumento delle aliquote relative ai patrimoni superiori a 5 milioni, in misura variabile dal 21 al 45% a seconda del grado di parentela, aumentando di molto (oltre 5 volte) l’aliquota attuale.

Dimentichiamoci le aliquote indicate nella tabella allegata!

Con l’entrata in vigore del Decreto semplificazione (dicembre 2016) sono mutati gli obblighi di dichiarazione di successione. A partire dal fatto che non è più previsto l’obbligo di presentare la dichiarazione di successione quando il patrimonio del defunto non supera 100.000 euro e se nel patrimonio non sono compresi beni immobili e diritti immobiliari. Novità che ha evidentemente agevolato tutte le successioni che riguardano patrimoni non particolarmente consistenti.

Presentando la dichiarazione di successione, è l Agenzia delle Entrate a calcolare l’ammontare della tassa di successione da pagare. L’Agenzia valuta le franchigie da applicare agli eredi. Allo stato attuale il coniuge e i figli possono usufruire di una franchigia di un milione di euro, ciò significa che fino a un milione di euro non pagano la tassa di successione. Se l’eredità supera questa soglia, si dovrà pagare la tassa relativa all’importo in eccesso con aliquota fissata è del 4%.
Per i fratelli e le sorelle, la franchigia è 100.000 euro. Nel caso l’eredità superi questa soglia, si dovrà pagare la tassa relativa all’importo in eccesso. L’aliquota in questo caso fissata è del 6%. Per i parenti sino al 4° grado (zii, nipoti, cugini, suoceri e cognati) l’aliquota fissata è al 6%, mentre per gli altri soggetti si applica l’aliquota dell’8%, con l’attenuazione per gli eredi disabili perché la franchigia è di 1.500.000 euro. L’imposta di successione viene calcolata sul valore totale dell’eredità del defunto.

Per quanto riguarda i beni immobili, vanno pagate le imposte catastali e ipotecarie, con e una normale compravendita. Le imposte vanno pagate prima di inoltrare la dichiarazione di successione. Il valore catastale viene calcolato moltiplicando la rendita catastale rivalutata del 5%, mentre per i terreni edificabili si moltiplica per 90 il reddito dominicale rivalutato del 25%. A ciò dobbiamo considerare l’imposta ipotecaria che per tutti gli eredi è pari al 2%, dove è possibile usufruire dell’agevolazione come prima casa, se gli eredi utilizzano l’immobile ad abitazione principale.

A partire dal primo Gennaio 2017 l’adempimento potrà avvenire solo ed esclusivamente con il modulo F24.

Lo Studio Gazzani è a Vostra disposizione per ogni informazione e chiarimento

Grazie dell’attenzione

Cordialmente

Massimo Gazzani

 

 

 

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